Guida Regime forfettario 2019: coefficiente di redditività, reddito imponibile e i contributi

Guida Regime forfettario 2019: coefficiente di redditività, reddito imponibile e i contributi

16 Gennaio 2019 Off Di Marco Fivizzani

Il Regime forfettario è caratterizzato da un particolare meccanismo per il calcolo del reddito imponibile e quindi dell’imposta sostitutiva e dei contributi Inps da dover versare.

Mentre negli altri Regimi fiscali il reddito imponibile sul quale calcolare imposte e contributi si ottiene sottraendo al fatturato lordo tutti i costi sostenuti nell’esercizio dell’attività ed è possibile inoltre detrarre o dedurre altre spese personali (come spese mediche), nel Regime forfettario invece si applica semplicemente il coefficiente di redditività agli incassi ottenuti e non è possibile dedurre o detrarre alcuna altra tipologia di spesa (oltre i contributi obbligatori che si sono pagati nell’anno di attività).

Imposta sostitutiva

Chi aderisce al Regime forfettario, deve versare allo Stato l’imposta sostitutiva.

Non è altro che una tipologia di imposta che racchiude in un’unica aliquota del 15% tutte le imposte solitamente pagate negli altri Regimi fiscali, come ad esempio IRPEFIRAP, addizionali, ecc.

Il calcolo dell’ammontare di imposta sostitutiva da dover versare allo stato è semplice e intuitivo.

Per riuscire a spiegarlo al meglio, procediamo con un esempio concreto: Ipotizziamo che Sergio nel 2017 abbia conseguito incassi per 24.000 euro e abbia un coefficiente di redditività del 67%.

Applicando il coefficiente di redditività agli incassi ottenuti, si ottiene il reddito imponibile lordo di 16.080 euro.

NB: per semplicità ipotizziamo che Sergio nel 2017 non abbia versato contributi, altrimenti essi dovrebbero essere sottratti al Reddito imponibile lordo, così da ottenere il Reddito imponibile netto per il calcolo dell’imposta sostitutiva. Nel nostro caso, quindi, il reddito imponibile lordo coincide con il Reddito imponibile netto.

Come si calcola l’imposta sostitutiva al 15%?

Reddito imponibile netto: 16.080 euro

Aliquota imposta sostitutiva: 15%

Imposta sostitutiva dovuta: 2.412 euro (16.080X15%)

Esiste però un’altra semplificazione all’interno del Regime forfettario.

In specifici casi l’aliquota dell’imposta sostitutiva può essere ridotta al 5%.

In linea generale, la riduzione dell’aliquota del 5% è dedicata a tutte quelle attività che vengono aperte da titolari che non le hanno mai svolte prima.

Il Legislatore ha voluto incentivare l’apertura di Partite Iva per tutte quelle persone che vogliono iniziare una nuova attività, di cui mai si sono occupati nella loro esperienza lavorativa precedente né come lavoratori dipendenti, né come imprese familiari, ecc.

In particolare, le caratteristiche che si devono possedere per poter accedere a questa riduzione, che sono consultabili anche sul sito dell’Agenzia delle Entrate, sono:

  • Il titolare dell’attività non abbia svolto, nei tre anni precedenti dell’inizio dell’attività, attività d’impresaanche in forma associata o familiare;
  • L’attività intrapresa non deve essere in alcun modo una continuazione di un’attività precedentemente svolta sia sotto forma di lavoro autonomo che dipendente. (da questo caso sono esclusi i periodi di pratica obbligatori per poter esercitare arti o professioni);
  • Nel caso in cui venga rilevata un’attività già avviata da un altro soggetto, si deve verificare che l’ammontare di incassi generati l’anno precedente dall’attività, siano in linea con quelli richiesti per aderire al Regime forfettario.

Ricordiamo che l’agevolazione della riduzione dell’aliquota al 5% vale solo per i primi 5 anni, dal sesto in poi si avrà l’obbligo di applicare l’aliquota piena, ovvero del 15%.

I contributi

Come saprai, tutti coloro che aprono Partita Iva devono obbligatoriamente iscriversi all’Inps o alla Cassa Previdenziale eventualmente prevista per l’attività svolta.

Le attività che hanno una Cassa di Previdenza specifica, hanno l’obbligo di iscriversi ad essa, mentre le professioni per le quali non è prevista alcuna Cassa di appartenenza, devono iscriversi alla Gestione Separata.

Esempi di casse specifiche possono essere la Cassa Artigiani e Commercianti, l’Inarcassa, ecc.

Ogni Cassa previdenziale ha una sua specifica disciplina, ogni anno vengono decisi l’ammontare di contributi minimi fissi da dover obbligatoriamente versare e tutte le regole nel caso in cui si incassi più del Reddito minimale.

In questo articolo sarebbe impossibile specificarti le regole di ogni singola Cassa, puoi connetterti direttamente sui loro siti o ai nostri altri articoli più specifici.

I contribuenti iscritti alla Gestione Artigiani e Commercianti potranno richiedere la riduzione del 35% dei contributi dovuti all’Inps, approfondisci l’argomento qui: Regime forfettario riduzione contributi.

Per quanto riguarda la Gestione Separata le regole sono più semplici: non esiste alcun contributo minimo da dover obbligatoriamente versare anche nel caso in cui si producono incassi nulli, in quanto i contributi obbligatori sono una percentuale degli stessi.

Infatti il grande vantaggio della Gestione Separata è che essa non genera costi fissi, per esempio nel 2018 il contributo da dover versare in riferimento all’esercizio del 2017 per i professionisti è del 25,72%, quindi se un professionista incassa 0 pagherà il 25,72% di zero, ovvero nulla!

Per qualsiasi informazione o domanda potete inviare una email allo Studio Dott. Commercialista  Fivizzani Marco a: studiofivizzani@gmail.com oppure chiamare in orari d’ufficio al numero 0322 241981