La Pieve di Velezzo: uno scrigno da aprire in una Lomellina quasi sconosciuta

La Pieve di Velezzo: uno scrigno da aprire in una Lomellina quasi sconosciuta

9 Febbraio 2019 0 Di Paola Montonati

Luoghi di fede, castelli testimoni di antiche nobiltà, cascinali carichi di storia.

E’ davvero una sorpresa questa Lomellina che, tra l’oro del riso, offre frammenti di storia e religiosità. Luoghi tramandati nei secoli, spesso per lunghi periodi, solo per la buona volontà e l’operosità dei contadini.

Tra le risaie della Lomellina, vicino al borgo di Velezzo, si trova la Pieve, un piccolo gruppo di cascinali che si riuniscono attorno a un complesso architettonico composto dalla chiesa, oltre a un battistero e al campanile.

La storia della nascita della Pieve si perde nella leggenda, forse il nucleo più antico, cioè la chiesa dedicata alla natività della Vergine Maria, risale al X secolo, mentre nel XI secolo fu costruito il battistero di San Giovanni Battista, dalla famigliare forma a spina di pesce e con i mattoni rossi tipici dello stile architettonico dell’epoca.

Le prime notizie storiche risalenti alla pieve sono nei registri comunali risalenti al 1259e conservati presso la Biblioteca Civica Carlo Bonetta di Pavia.

Il 1 ottobre 1460 Amicus de Fossulanis, vicario del vescovo di Pavia, giunto in visita pastorale a Velezzo, appena arrivato si trovò di fronte a una situazione a dir poco desolante, la chiesa era ormai un rudere diroccato, il battistero versava in condizioni migliori, anche se l’arredamento consisteva unicamente di un altare privo di tutti i paramenti sacri.

In seguito a ciò, il vicario approntò una massiccia serie di restauri alla chiesa che tuttavia furono conclusi solo dopo il 1576.

A questi seguirono, verso la fine dell’Ottocento, la costruzione della cappella del S. S. Rosario e un nuovo ampliamento della chiesa.

Nel 1966 l’articolo di Mario Soldati “L’Agogna: un fiume da portare in televisione” in cui si parlava della Lomellina romanica e preromaniche, diede inizio alla riscoperta della Pieve di Velezzo che sarebbe culminata con i restauri degli anni Ottanta, dando al complesso la fisionomia attuale.

Oggi la Pieve è costituita dalla chiesa e dal battistero restaurati, che in parte sono ancora inglobati nei locali della casa parrocchiale.

La chiesa è a pianta rettangolare, chiusa da un’abside semicircolare, mentre la navata è coperta da una volta a botte affrescata, e riceve luce da quattro finestre semicircolari che si aprono sulle pareti laterali della navata.

La facciata della chiesa ha una porta d’ingresso che mostra le tracce di un dipinto raffigurante la Natività di Maria, mentre ai lati delle alte lesene rettangolari sorreggono un architrave sormontato da una croce.

Il battistero è a sud-est della chiesa ed è costituito da un corpo centrale preceduto da un vestibolo scandito da lesene che ne ritmano la struttura interna, interrotta a nord e a sud da dei cotti semicircolari di età romana circondati da mattoni a raggiera.

Proseguendo sulla strada che da Velezzo porta a Lomello, a poca distanza dalla pieve, c’è l’oratorio della Madonna dello Zocco, collocato vicino al torrente Agogna, fondato in epoca antica come tempio pagano e più volte rimaneggiato, noto per essere un luogo di prodigi tramandati dalla tradizione.

Infatti, si dice che la Madonna, raffigurata nell’affresco interno alla piccola chiesa, sarebbe apparsa su un ceppo trascinato dalla corrente per salvare una bambina che stava annegando nell’Agogna.

Oggi quella sacra immagine è meta di fedeli che la venerano e ne invocano la protezione, traendone sollievo e speranza.