Brissago, sulla riva svizzera del Lago Maggiore

Brissago, sulla riva svizzera del Lago Maggiore

27 Aprile 2020 Off Di Paola Montonati
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Nel punto geografico più basso della Svizzera, fra le rive del Lago Maggiore e i ripidi pendii della montagna, si trova Brissago, un piccolo e incantevole borgo vicino al confine con l’Italia.

Già verso l’anno 1000 a Brissago ci fu il primo intervento dell’uomo nell’opera di terrazzamento del territorio, ma tra le popolazioni che in tempi remoti abitavano questa regione ci furono i Liguri e i Celti, che avevano insediamenti di una certa importanza.

Con i Romani, ci fu un cambiamento di civiltà e l’introduzione di culture, come vite, castagno e noci, che determinarono profondamente l’economia del paese.

Nell’età feudale Brissago si diede le sue prime strutture giuridiche e religiose, con la separazione dalla Pieve di Cannobio, mentre l’autonomia giuridica e istituzionale era garantita dagli statuti.

Il nascere della borghesia locale diede un forte impulso al commercio, alle manifatture, all’arte e alla cultura, che non mancò di una serie di sbocchi in direzione dei mercati di Milano.

Nel Cinquecento, con il crollo degli Sforza e le guerre d’Italia, si crearono a Brissago due frazioni rivali, milanese e svizzera.

Con il vuoto di potere del ducato di Milano, Brissago ebbe la possibilità di dichiararsi indipendente, ma le lotte intestine condussero in poco tempo alla fine di questo sogno.

Per porre fine alla situazione, il giorno di San Giorgio del 1521 i Brissaghesi giurarono fedeltà agli Svizzeri, che riconobbero il valore giuridico degli statuti del borgo.

Nel Seicento Brissago divenne parte del baliaggio di Locarno e l’amministrazione degli Svizzeri non fu molto felice, creando litigi e scontri con il piccolo comune.

Con il Settecento presero un nuovo sviluppo i commerci e a fine secolo le idee della Rivoluzione francese videro i Brissaghesi che decisero di rimanere dalla parte degli Svizzeri.

L’Ottocento, con il capitalismo industriale e i primi sviluppi dell’industria turistica, aprì nuovi orizzonti e, dopo la nascita della Repubblica Helvetica, il Ticino nel 1803 ebbe il titolo di Cantone.

Durante le guerre del Risorgimento italiano ci fu anche per i patrioti un forte sostegno diretto dei Brissaghesi ai Garibaldini e alla fine del secolo venne fondata la Fabbrica Tabacchi, industria cuore del borgo.

Il Novecento vide l’arrivo dell’industria alberghiera con la costruzione del Grand Hotel nel 1907, e dell’Albergo Brenscino nel 1913.

Parte della vita culturale in quegli anni fu legata al noto compositore Ruggero Leoncavallo, che ne divenne cittadino onorario nel 1904.

La parte bassa del paese si è sviluppata attorno alla chiesa rinascimentale di San Pietro e Paolo, circondata da secolari cipressi e dagli stretti vicoli che scendono verso il lago tra angoli pittoreschi, giardini dove limoni, aranci, cedri crescono all’aria aperta e alcune belle dimore signorili.

Oltre che per la sua fabbrica di tabacchi e i sigari, Brissago è famosa per le sue isole, dove dal 1885 al 1928 la baronessa Antonietta Saint-Léger, russa di origine tedesca, v’impiantò un giardino botanico pensato come un paradiso terrestre e anni dopo il re dei grandi magazzini Max Emden proseguì la sua opera.

Oggi la villa neoclassica ospita un ristorante e l’amministrazione del Parco botanico del Canton Ticino, tra il cinnamomo dell’Himalaya che profuma di canfora, il gladiolo del Madagascar e il cipresso calvo delle paludi nordamericane con il tronco immerso nell’acqua e a tante altre essenze esotiche.

Le isole di Brissago, raggiungibili in battello, hanno il clima più mite di tutta la Svizzera e possono essere ammirate al meglio da Ronco e Ascona, paesino adagiato sulla collina e caratterizzato dalla chiesa di san Martino che domina tutto il paesaggio circostante, dove le mimose e le agavi crescono fra i muri e ci sono degli scorci sul lago di rara bellezza.

 

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