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Se n’è andato oggi, a 91 anni, Cesare Maestri,  il mitico Ragno delle Dolomiti, leggenda dell’alpinismo.

La sua fama era principalmente legata ai “monti pallidi”, le Dolomiti orientali e quelle di Brenta, dove nel giro di pochi anni, tra il 1952 e il 1956, aveva concluso una serie incredibile di vie in discesa e in solitaria. Fu il primo a compiere la traversata delle 16 cime centrali del Brenta in solitaria in meno di 24 ore.

E’ stato uno dei riferimenti dell’alpinismo italiano. Raccontando le sue imprese, ma anche il suo approccio alla montagna, in diversi libri, era presenza fissa negli incontri più importanti dell’ambiente alpinistico non solo dell’arco alpino.

Maestri era nato a Trento il 2 ottobre 1929 ma per oltre quarant’anni ha vissuto a Madonna di Campiglio, dove aveva aperto un suo negozio. Nel 1944-45, partecipò alla Liberazione con un gruppo di partigiani, poi studiò per due anni storia dell’arte a Roma partecipando anche all’attività politica nel Pci.

Al rientro in Trentino, Maestri, che nel 1952 divenne guida alpina, avviò la sua storica e lunga sfida con le pareti verticali, che lo portò ad aprire nuove vie sulle Dolomiti.

Nel 1951 ci fu l’epica scalata solitaria sulla via Detassis-Giordani al Croz dell’Altissimo e la discesa della Paganella.

Centrali nella vita del Ragno furono le ascese sul Cerro Torre, in Patagonia.

Fu Cesarino Fava, emigrato a Buenos Aires, a invitare Cesare Maestri in Argentina e nel 1957 la superspedizione trentina guidata da Bruno Detassis giunse ai piedi del Cerro ma non lo affrontò, mentre Maestri fu preso dalla voglia di prendere quella cima.

Negli ultimi giorni del 1958 ci fu il ritorno in Patagonia e all’inizio del 1959 avvenne l’ascesa col ghiacciatore altoatesino Toni Egger e lo stesso Fava.

Poi Egger cadde sulla via del ritorno, portando con sé la macchina fotografica che avrebbe dovuto dimostrare la conquista della vetta.

Da lì nacque una polemica sollevata da Reinhold Messner, secondo il quale l’alpinista trentino si sarebbe fermato prima della sommità del Cerro, una ricostruzione contestata da molti, che non hanno dubbi sulla veridicità delle storie del Ragno.

Nel 1970 Maestri, con una spedizione comprendente anche Ezio Alimonta, ripartì per il Torre, che Cesare conquistò usando un compressore di 150 chili col quale attrezzò 350 metri di parete con chiodi a espansione, senza risalire il fungo di ghiaccio che ricopriva la vetta in quanto quella parte sommitale, che si modifica nel corso delle nevicate, non fa parte della montagna.

Oltre ai monti della Patagonia, Cesare Maestri ha sfidato molte altre pareti ostili, anche da settantenne, nel 1998, quando tornò sulla via Maestri-Alimonta alla Rocca di San Leo.

Quattro anni più tardi promosse e partecipò, tranne alle fasi finali perché bloccato da un malore, la spedizione A 8000 for peace, con Sergio Martini e Fausto De Stefani, sullo Shishapangma in Tibet, il più basso degli ottomila ma la quattordicesima montagna più alta della Terra.

Le scalate portate a termine da Cesare Maestri sono oltre 3.500, un terzo delle quali in solitaria e fra le sue vette ci sono lo spigolo nord del Cimon della Pala in prima solitaria invernale (1956); la traversata dalla Cima d’Ambièz alla Bocca del Tuckett concatenando in solitaria 16 cime della catena centrale in meno di 24 ore (1954); la via delle Guide al Crozzon di Brenta in discesa (1956); la via Soldà al Pilastro sud della Marmolada di Penia (1953); la via Micheluzzi al Piz Ciavazes (1956); le nuove vie aperte tra il 1964 e il 1966 in Brenta su Cima Grostè, Cima Campiglio, Cima Massari.

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