Fausto Coppi: l’airone dalle radici insubri ha volato nel mondo

Fausto Coppi: l’airone dalle radici insubri ha volato nel mondo

26 Maggio 2019 Off Di Paola Montonati

Nella centoduesima edizione del Giro d’Italia il ricordo torna a uno tra i più grandi campioni del ciclismo, l’Airone, Fausto Coppi, il Campionissimo, cui l’organizzazione della corsa ha riservato un particolare omaggio nel ricordo del centenario della sua nascita, con l’arrivo di tappa a Novi Ligure, il 22 maggio.

Uno degli sportivi più amati di tutti i tempi, educato, elegante, timido, noto per la leggendaria rivalità sportiva con Gino Bartali, amatissimo dai suoi compagni di squadra e rispettato e benvoluto anche dagli avversari.

In carriera vinse un Mondiale, ben cinque Giri d’Italia, oltre ad essere il primo ciclista al mondo a ottenere due volte la storica doppietta Giro-Tour. Senza contare le 122 vittorie su strada e le 83 su pista, tra cui il record dell’ora.

Una storia umana e sportiva quella di Coppi, che si dipana, proprio a tappe per tutta l’Insubria, come se fosse un Giro o un Tour, toccando gli angoli più estremi della regione.

Dalle colline di Quarna Sotto, 800 metri d’altezza sul Lago d’Orta, paese originario della famiglia, per arrivare alla natia Castellania sui colli tortonesi, dove nacque il 15 settembre 1919, quarto figlio dei contadini Domenico e Angiolina Boveri. Passando per Milano, Busto Arsizio, il Lago Maggiore, Varese, Varano Borghi e Lugano.

Disputò la sua prima gara ufficiale il 1º luglio  1937, da non tesserato, sul circuito della Boffalora (Castellania-Sarezzano-Tortona-Villalvernia-Castellania) e il 9 aprile 1939, non ancora ventenne debuttò nelle gare per professionisti, correndo il Giro della Toscana come indipendente.

Il 4 giugno fu la volta della prima gara importante, il Giro del Piemonte, con il primo incontro con l’avversario di sempre, Gino Bartali. Il 17 maggio 1940, da Piazzale Velazquez a Milano, partì per la 28esima edizione del Giro d’Italia, ed ebbe inizio la leggenda, che lo vide arrivare nel capoluogo insubre in Maglia Rosa.

E da questo momento Milano sarà il centro delle sue vittorie più importanti, come il 7 Novembre del 1942, quando al Velodromo Vigorelli, stabilì il nuovo record dell’ora.

Dopo il periodo bellico, durante il quale venne fatto anche prigioniero dagli inglesi, nel 1946, Coppi passò alla Bianchi, squadra della famosa fabbrica di biciclette, e iniziò il suo lungo rapporto con Busto Arsizio grazie all’iscrizione al Velo Club Bustese con il fratello Serse.

Nel 1947 dopo aver vinto il secondo Giro d’Italia, passò poi un periodo a rigenerarsi a Ghiffa sul Lago Maggiore, presso il rinomato centro di cura del Ronco, nel parco dei conti Marocco, voluto dal Dr. Luigi Rovetta.

Nel 1948 partecipò al film Totò al Giro d’Italia, nel ruolo di se stesso, come altri corridori, girato in parte a Milano e Stresa.

Il 1949 fu la definitiva consacrazione di Coppi a Campionissimo, con le vittorie della Milano-Sanremo (la terza), il Giro d’Italia e il Tour de France. Fu il primo nella storia a fare doppietta nelle due corse a tappe. Rivinse il Giro nel 1952 e nel 1953.

Il 30 Agosto 1953 si corse il Campionato del Mondo a Lugano, sul circuito della Crespera, Coppi vinse brillantemente, sul podio con lui comparve Giulia Occhini, nota come la Dama Bianca, sposata con Enrico Locatelli, medico condotto a Varano Borghi, sul lago di Comabbio, a due passi da Varese, che aveva conosciuto il campione nel 1948, all’arrivo della Tre Valli Varesine, presentati dal marito di lei, tifosissimo di Campionissimo.

L’esplosione del caso Coppi-Dama Bianca, partì proprio da Varese, dalle colonne de La Prealpina, dove da diverso tempo Coppi era stato visto più volte a bordo della sua Lancia Aurelia, in compagnia dell’Occhini.

Nel 1956, ormai 37enne, il Campionissimo lasciò la Bianchi per fondare una nuova squadra la Carpano-Coppi, e si piazzò secondo alla Coppa Bernocchi a Legnano, oltre a vincere il Gran Premio Campari a cronometro a Lugano.

Purtroppo, il 2 gennaio 1960, alle 8.45, Fausto Coppi morì per una malaria non diagnosticata. Uno tra gli atleti più amati del suo tempo ebbe l’ultimo addio dai tifosi, dagli amici e dagli avversari, cinquantamila persone parteciparono al funerale salendo con ogni mezzo a Castellania.

A Castellania ora è possibile visitare la casa natale di Fausto e Serse Coppi, grazie al cavaliere Massimo Merlano del Consorzio turistico “Terre di Fausto Coppi” che, con il patrocinio della Regione Piemonte e la collaborazione della Gazzetta dello Sport e Tuttosport, ha dato il via ai lavori di ristrutturazione e restauro conservativo.

Dal 2015 il materiale di Luigi Celora (figlio di Ambrogio), giornalista sportivo ed ex patron della storica società ciclistica bustocca GS Tre Farioli, che comprende un po’ di tutto sul “Campionissimo”, per una delle più grandi e particolari raccolte private su Coppi, è stata donata al Comune di Busto Arsizio.

La collezione è stata messa a disposizione del pubblico presso il Museo del Tessile in via Galvani 2. E il Giro d’Italia passerà da Busto Arsizio, domenica 26 maggio.