Federico Fellini: tenero sognatore della Riviera

Federico Fellini: tenero sognatore della Riviera

15 Gennaio 2020 Off Di Paola Montonati
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Era un freddo giorno di gennaio di cento anni fa quando a Rimini nacque Federico Fellini, premio Oscar e grande narratore dei sogni dell’Italia in pieno boom economico.

Federico Fellini nacque a Rimini il 20 gennaio 1920 da una famiglia piccolo-borghese.

Il padre, originario di Gambettola, faceva il rappresentante di commercio di generi alimentari, mentre la madre era casalinga.

Federico frequentò il liceo classico della città ma era molto più interessato a lavorare come caricaturista, al punto che il gestore del cinema Fulgor gli commissionò ritratti di attori celebri da esporre come locandine.

Nell’estate del 1937 Fellini fondò, in società con il pittore Demos Bonini, la bottega Febo, dove i due eseguivano caricature di villeggianti.

Durante il 1938 il regista sviluppò una collaborazione epistolare con giornali e riviste, come disegnatore di vignette e la Domenica del Corriere gliene pubblicò una dozzina nella rubrica Cartoline dal pubblico, mentre con il settimanale fiorentino 420 il rapporto continuò fino ad accavallarsi con il primo periodo del Marc’Aurelio.

In questi anni Fellini si era già trasferito a Roma, dove frequentava il mondo dell’avanspettacolo e della radio e conobbe Aldo Fabrizi, Erminio Macario e Marcello Marchesi, inoltre cominciò a scrivere copioni e gag.

Alla radio incontrò, nel 1943, Giulietta Masina che sta interpretando il personaggio di Pallina, ideato dallo stesso Fellini e nell’ottobre di quell’anno, i due si sposarono.

Negli anni della guerra Fellini collaborò alle sceneggiature di Avanti c’è posto e Campo de’ fiori di Mario Bonnard e Chi l’ha visto? di Goffredo Alessandrini, mentre fu poi tra i protagonisti del neorealismo, sceneggiando con Rossellini i capolavori Roma città aperta e Paisà, con Germi In nome della legge, Il cammino della speranza e La città si difende e con Lattuada Il delitto di Giovanni Episcopo, Senza pietà e Il mulino del Po.

Sempre in collaborazione con Lattuada Fellini fece il suo debutto alla regia con Luci del varietà (1951) che racconta il suo interesse per ambienti come quello dell’avanspettacolo.

L’anno successivo Fellini diresse il suo primo film solista, Lo sceicco bianco e con “I vitelloni”, invece, (1953), il suo nome fu conosciuto all’estero, con una storia ricca di ricordi dell’adolescenza riminese e dei suoi personaggi stravaganti e patetici.

L’anno dopo con La strada il regista vinse l’Oscar è fu la consacrazione internazionale.

Il secondo Oscar arrivò nel 1957 con Le notti di Cabiria, su una prostituta ingenua e generosa, che paga con atroci delusioni la fiducia che ripone nel prossimo.

Con La dolce vita (1960), Palma d’oro a Cannes, aumenta l’interesse per un cinema lontano dalle tradizionali strutture narrative e nel 1963 esce 8½, vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero e per i costumi, la storia di un regista e delle sue crisi di uomo e di autore.

L’universo onirico introdotto in 8½ ritorna in Giulietta degli spiriti (1965), come riferimento alle ossessioni e ai desideri di una donna tradita.

Con Toby Dammit episodio di Tre passi nel delirio (1968), il regista racconta una novella di Edgar Allan Poe, Non scommettere la testa con il diavolo come approfondimento sulle angosce e sulle oppressioni dell’esistenza contemporanea e in Fellini-Satyricon (1969), invece si sposta nella Roma imperiale del periodo della decadenza.

Terminati con lo special televisivo Block-notes di un regista gli anni Sessanta, il decennio successivo si apre con Amarcord (1973) un ritorno alla Rimini dell’adolescenza, che lo porta a vincere il quarto Oscar, poi si susseguono Il Casanova (1976), Prova d’orchestra (1979), La città delle donne (1980) E la nave va e Ginger e Fred (1985).

L’ultimo film di Fellini è La voce della Luna (1990), tratto da Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni, che racconta da un lato il mondo dei baracconi delle fiere campagnole, dall’altro il calore e la poesia tra un cimitero, i pozzi, la pioggia, la campagna di notte.

Nella primavera 1993 Fellini ricevette il suo quinto Oscar, alla carriera, poco prima di morire a Roma per un infarto il 31 ottobre 1993, a 73 anni.

                                                                                                                         

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