FLAMINIO BERTONI: il genio varesino dietro ai successi Citroën

FLAMINIO BERTONI: il genio varesino dietro ai successi Citroën

7 Febbraio 2020 Off Di Paola Montonati
Condividi se ti piace

Il 7 febbraio 1964 ad Antony in Francia, si spegneva improvvisamente a causa di un ictus, Flaminio Bertoni.

Un talento visionario ma assolutamente pratico, universalmente considerato come uno dei maggiori stilisti d’automobili di tutti i tempi, oltre che un raffinato progettista tecnico.

Conosciuto per aver creato auto famose, belle, innovative e di grande diffusione per il marchio Citroën.

E’ stato anche inventore e artista di fama internazionale, attratto in particolare dalla figura umana e dal genio di Leonardo da Vinci; non a caso chiamò il primo figlio come il genio toscano.

La sua potrebbe essere la storia del classico “cervello in fuga” o meglio genio, che trovò oltralpe, la possibilità di esprimersi compiutamente oltre a un successo clamoroso, ma poco conosciuto in patria.

A fianco del suo lavoro alla Citroën, portava avanti il suo atèlier d’arte, dove creava dipinti, sculture, trovando spazio nelle mostre accanto a De Chirico e De Pisis, già nella seconda metà degli anni 30′.

La sua notorietà è rimasta offuscata, dal fatto che fosse un italiano emigrato in Francia e che il marchio Citroën, dovesse primeggiare su tutto, anche sul nome e la firma di chi ne ideava i progetti, in una forma così innovativa e artistica, dandone un tocco di riconoscibilità al primo sguardo.

Bertoni disegnò e concepì alcuni dei modelli passati alla storia della Citroën: dalla Traction Avant 11Bl, alla 2Cavalli, alla Ds (nota come squalo) in quasi tutte le sue varianti e l’Ami 6 Berlina. Quest’ultima la macchina più venduta in Francia durante gli anni Sessanta e riconosciuta dallo stesso artista come il suo disegno più sentito.

Bertoni nacque a Masnago (Varese), nell’ormai lontano 10 gennaio 1903. Orfano di padre, nel 1918 appena conseguita la licenza tecnica, presso l’istituto Daverio, entrò come apprendista nella “Carrozzeria Macchi”, che diventerà poi l’Aermacchi.

Iniziò presto a cimentarsi con il disegno artistico e la scultura, sotto l’importante guida di figure artistiche bosine del tempo, come il pittore Giuseppe Talamoni, Lodovico Pogliaghi ed Enrico Butti.

E proprio con l’artitsta di Viggiù contribuì alla realizzazione del monumento ai caduti di Varese, posizionato attualmente in Piazza della Repubblica.

Alla Macchi in brevissimo tempo passò da apprendista falegname a “capo disegnatore”, considerata la sua grande passione per le automobili e la sua voglia di inserire un nuovo stile sulle quattro ruote.

Nel 1922, alcuni tecnici francesi della Citroen di passaggio alla Macchi, vista la sua creatività come disegnatore, lo spinsero a fare esperienza in Francia.

Cosa che fece, rimanendo per tre anni oltralpe e una volta tornato, aprì uno studio di artista-progettista in via Indipendenza 3 a Varese, poi nell’attuale via Francesco Crispi, offrendo la sua opera a varie carrozzerie della zona, come la Varesina e la Baroffio di Malnate.

Nello stesso periodo, iniziò a partecipare a esposizioni artistiche in tutta Italia, concependo il primo autobus “a visibilità totale” commissionatogli da Baroffio.

Il 2 ottobre 1931 si trasferì definitivamente in Francia a Clichy, nei pressi di Parigi, lavorando per la SICAL e non ancora trentenne, l’8 luglio 1932 venne assunto dalla Citroen, come capo progetto. Dopo aver proposto ad André Citroen, un brevetto per il sollevamento pneumatico dei finestrini.

Pochi mesi dopo, in una sola notte, scolpì nella plastilina il prototipo della rivoluzionaria Citroen Traction Avant, primo caso di vettura progettata praticamente prima che nel disegno. Un modello che venne prodotto dal 1934 al 1957. Da quel momento in poi fu un continuo ripetersi di successi.

Nel 1937 ideò un particolare veicolo a tre ruote denominato Mathis (prodotto nel 1954 dalla Citroen), mentre nel 1939 nacque l’idea del primo furgone a pianale unico al mondo, che diventerà poi il Citroen TUB, precursore dei tutti veicoli moderni del genere che utilizzava il pianale e la meccanica della Traction Avant.

Contemporaneamente arrivò la 2 Cavalli, inizialmente concepita con un faro solo, quindi la Ds, presentata nel 1955 al Salone dell’Automobile di Parigi. Una vettura che cambiò il concetto stesso di automobile portando la scultura a fondersi con il design delle carrozzerie d’auto, ottenendo immediatamente un grande successo di pubblico con ben 80.000 ordini nelle prime due settimane.

L’Istituto del Design di Chicago, inserì la Citroen DS, di Bertone, nell’elenco delle cento cose più belle del mondo: unico oggetto francese o meglio franco-varesino.

Nel 1957, quando la Citroen Ds19 venne esposta alla Triennale di Milano, scrisse al presidente dell’Esposizione, reclamandone la paternità e sottolineando che l’auto esposta era da considerarsi un esempio di “scultura industriale”.

Alla fine del 1940, fu vittima di un pauroso incidente in moto, schiantandosi contro un mezzo blindato tedesco: rimarrà bloccato in un letto di ospedale per parecchi mesi, diventando invalido dovendo camminare con l’ausilio di un bastone.

Iniziò così un intenso periodo di studio che lo portò a realizzare oltre duemila opere tra ritratti, dipinti, acquarelli, disegni industriali per brevetti. Nel 1944 si laureò in architettura.

Nel 1962 Bertoni inaugurò il suo studio ad Antony, alle porte di Parigi, vincendo nuovamente il primo premio al Salone dell’Arte Libera della capitale francese.

Accanto all’artista puro, c’è il Bertoni innovatore, proprio nel solco di Leonardo.  Sviluppò la carrozzeria aerodinamica, approfondendo il concetto di cx, delle sospensioni pneumatiche, del tergicristallo avvolgente, il cambio automatico, l’aria condizionata e un avveniristico studio per il parcheggio automatico della vettura.

Brevettò tantissime oggetti. Dall’asse del water, ebbene sì, il brevetto per la cerniera multipla regolabile in posizione, usata ancora oggi per i fissaggi dei WC, è opera sua. Come la “casa monolitica” e della “casa d’artista”, che ruota su se stessa per inseguire la luce del sole.

Un siluro magnetico per l’aeronautica militare che poi venne scartato. Personaggio talmente eclettico che ha lasciato in eredità migliaia di fogli pieni di appunti, idee, intuizioni.

A Flaminio Bertoni, nel gennaio 2003 è stata intitolata una scalinata a Masnago.

Dal 1 ottobre 2016, un’intera ala del museo di Volandia, situato nelle ex officine Caproni, presso l’aeroporto de La Malpensa, è dedicata al genio varesino di Flaminio Bertoni.

Volandia ha riproposto, in versione ampliata il percorso espositivo già creato nel 2007 in via Valverde a Varese. Ci sono i modelli delle Citroën da lui pensate e realizzate, ma anche bozzetti, disegni tecnici, fotografie e tanto altro ancora.

Condividi se ti piace