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La collegiata di Arona

DiPaola Montonati

Dic 27, 2020
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Una delle chiese più belle di Arona…

La collegiata di Arona, consacrata alla Vergine Nascente, è uno dei più noti monumenti cittadini per l’architettura, per le opere d’arte che conserva e per le vicende storiche, e si trova nel cuore dell’Arona medioevale, a pochi metri dal complesso monastico dell’abbazia benedettina dei Santi Martiri.

Il primo edificio di culto dedicato a Santa Maria risale intorno alla metà del XI secolo, e oggi ne rimane il campanile romanico, fino al castello delle campane, a cinque ordini con cornici di archetti pensili, con bifore e trifore tamponate, e coronato da una cuspide barocca seicentesca.

Santa Maria fu, in quei primi secoli, dipendente dall’abbazia dei Santi Martiri, i cui abati nominavano i sacerdoti officianti.

Nel 1468 i frati di Santa Maria stipularono un contratto per la costruzione di una nuova chiesa, che fu consacrata, ma non terminata, il 12 marzo 1488.

All’inizio del XVII secolo, la chiesa apparve al cardinale Federico Borromeo disadorna, pertanto questi ordinò imponenti lavori di restauro e di decorazione degli interni, terminati i quali, il 10 marzo 1608, la chiesa fu eretta a collegiata e dotata di un’ampia canonica.

Dopo la costruzione dell’altare maggiore neoclassico progettato dall’architetto Zanoia nel 1812, negli anni tra il 1856 e il 1910 fu costruito il coro e rifatto il presbiterio; fu aperto il grande occhio della facciata e le finestre portate a sesto acuto.

La facciata di questo edificio è tripartita da quattro lesene e terminante con una cornice. Il paramento murario è in pietra calcarea di Arona e di Angera, con un occhio e due finestre con vetrate e al centro c’è un grande portale con due paraste, capitelli, architrave e trabeazione con gli stemmi borromei.

Sul lato sinistro della facciata è addossata la canonica, voluta dal cardinale Federico Borromeo.

L’interno della chiesa è a tre navate, con archi a sesto acuto sostenuti da pilastri ottagonali con capitelli.
La prima cappella della navata sinistra è il battistero, con il fonte battesimale e un pregevole lavoro in legno intagliato del Seicento lombardo, mentre la seconda cappella, detta dell’Addolorata, conserva due tele del Morazzone, il Matrimonio della Vergine e l’Annunciazione.

Poi, lungo la parete della navata sinistra, dopo una porta che conduce nel quadriportico della canonica, si trova il polittico di Gaudenzio Ferrari, un tempo nella cappella maggiore, e in seguito nella cappella degli Innocenti.

La navata termina con la cappella della Natività che conserva una tela, dipinta da Andrea Appiani, del 1782, e il presbiterio con l’altare maggiore neoclassico dell’architetto Giuseppe Zanoia.

Nella navata c’è la cappella detta degli Innocenti, la cui parete di fondo è completamente decorata con un pregevole affresco del penultimo decennio del XV secolo.

Subito dopo la piccola porta che conduce nella via che separa la chiesa di Santa Maria dalla chiesa dei Santi Martiri si apre la cappella del Rosario, sede dal 1581 della confraternita del Rosario.

L’ultima cappella, presso l’uscita, è la cappella Lovatti, che conserva una tela raffigurante la Crocifissione, opera attribuita a Giovan Battista Crespi detto il Cerano.

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Paola Montonati

Giornalista e blogger. Sognatrice, ama l’archeologia, la storia, l’arte, il cinema, la letteratura... e la racconta. Per qualsiasi informazione scrivere a: paola@personalreporter.it

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