La grande città di Tivoli

La grande città di Tivoli

22 Maggio 2020 0 Di Paola Montonati
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Per una bella vacanza nel Lazio la meta da non perdere è la città di Tivoli, sui Monti Tiburtini. fondata nel 1215 a.C. e definita da Virgilio Tibur Superbum, nome che oggi campeggia nello stemma cittadino.

Questa località è nota per due grandi ville, oggi Patrimonio dell’Umanità Unesco, Villa Adriana e Villa d’Este.

Costruita dall’imperatore Adriano nel II secolo d. C come residenza imperiale, a Villa Adriana si accedeva attraverso due strade, via Tiburtina e Via Prenestina, o navigando il fiume Aniene.

Nella villa l’imperatore riprodusse i monumenti che durante i suoi viaggi, specie in Grecia, lo avevano affascinato, in zone da nomi suggestivi come Pecile, Canopo, Accademia e Liceo.

Il Pecile è un enorme giardino, circondato da un porticato con una piscina centrale, utilizzato per le passeggiate estive ed invernali, poi si giunge al Canopo, un lungo bacino d’acqua ornato da colonne e statue che culmina con un tempio sovrastato da una cupola a spicchi.

Oltre la valle del Canopo si notano i resti di due stabilimenti termali, Le Grandi Terme e le Piccole Terme, dotate di un frigidarium e di una sala rotonda con cupola a cassettoni con cinque grandi finestre, dedicate alla famiglia imperiale e ai suoi ospiti.

Le Grandi Terme avevano un sistema di riscaldamento posto sotto il pavimento e un’imponente sala circolare come sudatio.

Nella Piazza d’oro, maestosa struttura con funzioni di rappresentanza, c’è un vasto peristilio arricchito da finissimi stucchi.

Tra gli edifici nobili è da vedere lo splendido Teatro Marittimo, un’isola con un colonnato ionico, circondata da un canale, rifugio privato dell’imperatore, cui si accedeva attraverso un sistema di pontili mobili.

Invece la rinascimentale Villa d’Este fu voluta dal cardinale Ippolito II d’Este, governatore di Tivoli dal 1550, che fece rivivere in questa villa il mondo delle corti di Ferrara, Roma e Fontainebleau, tra fontane, grotte e giochi d’acqua, poi diventato il modello dei giardini europei del barocco.

Da vedere sono le sale del piano nobile del Palazzo decorate e dipinte da un nutrito gruppo di artisti del manierismo romano, senza dimenticare lo splendido giardino, ideato dal pittore e architetto Pirro Ligorio.

Tra terrazze, scalinate, viali e pendii, il giardino è un omaggio ai Giardini pensili di Babilonia, mentre il sistema d’incanalamento delle acque rievoca la sapienza dei progetti degli antichi romani.

D’impatto scenografico sono le Cento Fontane, che si notano lungo un viale di cento metri, mentre alla sinistra si trova la Fontana dell’Ovato, con uno straordinario effetto barocco regalato dalle rocce, dai massi ornamentali e dai flussi d’acqua che simboleggiano i monti Tiburtini, dove discendono i tre fiumi, Aniene, Erculaneo e Albuneo.

Al di sotto del Viale delle Cento Fontane, c’è la scenografica Fontana dei Draghi, il cuore del parco, realizzata in una sola notte, nel settembre 1572, come un omaggio al papa Gregorio XIII, che era ospite della villa.

Nella parte più bassa del giardino si nota la Rotonda dei Cipressi, un piazzale contornato da giganteschi cipressi secolari.

Ma la fontana più imponente di Villa d’Este resta la Fontana di Nettuno, realizzata originariamente da Gian Lorenzo Bernini e restaurata nel XX secolo, diventata un modello per le fontane settecentesche.

Al di sopra della Fontana di Nettuno c’è la Fontana dell’Organo, con un meccanismo ad acqua, posto al suo interno, che ancora oggi genera una serie di suono d’organo, perfettamente udibili dai visitatori.

 

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