La primavera secondo i Celti

La primavera secondo i Celti

20 Marzo 2020 Off Di Paola Montonati
Condividi se ti piace

Il 21 marzo è il giorno dell’Equinozio di Primavera, inizio della bella stagione e la porta del ciclo per i Celti.

Molti caratteri simbolici nel mondo celtico legati alla primavera si trovano in Imbolc (1 febbraio), data dell’inizio della stagione nel mondo sotterraneo della Terra Madre, sia su Beltane (1 maggio), il grande passaggio verso la grande luce dell’estate.

Equinozi e solstizi erano come momenti di transizione, poiché giorno e notte hanno la stessa durata, un momento considerato dai popoli antichi molto potente per i riti sacri.

Sebbene le Quattro Feste del Fuoco celtiche fossero le occasioni rituali dell’anno celtico, le feste solari nel periodo più antico avevano un significato nella tradizione celtica.

I due solstizi d’estate e d’inverno, erano commemorati ovunque, anche se alcune tracce mostrano che una data vicino all’equinozio veniva festeggiata in alcune comunità.

La festa dell’Annunciazione della Vergine (25 marzo) è vista da molti come la presenza, nella stessa data o nei giorni vicini, di una festa incentrata sulla Dèa.

Diodoro Siculo, parlando di un tempio circolare ornato di offerte votive in un’isola degli iperborei, dice che per diciannove anni il dio appariva danzando nel cielo il giorno dell’equinozio di primavera.

La simbologia del numero 19 si trova in Irlanda, nel monastero di Kildare fondato da Santa Brigit, dove diciannove vergini vegliavano la sacra fiamma che rappresentava la Madre.

Proprio il retaggio pagano ha continuato a lasciare varie tradizioni folcloristiche e religiose giunte fino ai giorni nostri, come la festa nordica di Alban Eiler, che significa Luce della Terra, oppure Ostara, nome derivato da Öistre, antica dea nordica dell’alba, della primavera e dell’amore, festeggiata quando i cattolici celebrano la Pasqua.

In entrambe le festività, il tema è il passaggio dal mondo sotterraneo al risveglio della natura e della spiritualità.

Uno dei simboli più antichi e potenti della vita che ritorna dopo un periodo di occultamento nell’oscurità è l’uovo, infatti nei Paesi celtici del nord Europa si usava far rotolare le uova dalla cima di una collina per la festa di Beltane, come simbolo del movimento del sole nel cielo, poi la chiesa cattolica vide nel rituale il simbolo della pietra che rotola via dalla tomba di Cristo risorto.

In molte tradizioni contadine, dalla Scozia all’Italia, per Pasqua i bambini facevano la questua delle uova, dove i soldi raccolti erano dati in parrocchia o per opere benefiche.

Vari cenni dell’iconografia celtica suggeriscono che i druidi avevano una tradizione collegata all’Uovo Cosmico, forse parte dei loro contatti il mondo mediterraneo.

Il coniglietto pasquale, diffuso nei Paesi anglo-americani, invece rimanda alla mitologia germanica dove è l’Österhase, l’animale che accompagna le divinità della primavera e dell’amore, ed Eostre, il suo nome celtico, è rimasto come nome della festa anche nella sua versione cristiana, giacché in inglese Pasqua si dice Easter.

Condividi se ti piace