L’imperatrice Sissi: vita e morte sul Lago di Lugano

L’imperatrice Sissi: vita e morte sul Lago di Lugano

13 Aprile 2019 0 Di Paola Montonati
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Alla fine degli anni Cinquanta i film dedicati alla vita della Principessa Sissi, interpretata da Romy Schneider, ebbero un grandissimo successo.

La vita della giovane principessa, diventata per amore moglie dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, aveva conquistato sia per il romanticismo della storia, che poi nella realtà si mutò in tragedia, tra infelicità coniugale e lutti vari, sia per la bellezza della Schneider.

L’attrice viennese segnò con queste interpretazioni il picco della sua carriera e nella vita reale andò poi incontro a dolori, lutti e morte ancora giovane come la Principessa da lei interpretata.

Ora, la storia della Principessa Sissi, una tra le donne più libere e intraprendenti del suo tempo, a suo modo una vera rivoluzionaria, torna sugli schermi, come serie tv.

La storia di Elisabetta di Baviera è in arrivo sul piccolo schermo con una nuova serie TV.

La serie sarà incentrata sui romanzi di Allison Pataki The Accidental Empress e Sissi: Empress on Her Own con produttore Michael Shamberg.

Nella vita reale, l’imperatrice Sissi, soggiornò a più riprese negli hotel più lussuosi del lago di Lugano.

Proprio di fronte ad uno di questi, il Beau Rivage di Ginevra, durante una giornata di fine estate, l’imperatrice austro-ungarica fu vittima della follia anarchica di un attentatore.

Dal 1893, dopo aver scoperto il marito tra le braccia di una contessa, Sissi seguì il consiglio del suo dottore, che le suggerì di viaggiare attraverso tutta l’Europa, passando brevemente da Zurigo, Lucerna e Ginevra, prima appunto all’Hotel des Alpes di Territet.

Amante di passeggiate lungo le rive del lago e di escursioni in montagna, Sissi ritornò nella Riviera vodese a più riprese, amava in modo particolare la calma del luogo, mentre alloggiava, durante le visite alla baronessa Rothschild, al Beau Rivage di Ginevra.

L’ultimo soggiorno in Svizzera dell’imperatrice cominciò il 30 agosto 1898, a Caux, sulle alture di Montreux.

Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach nacque a Monaco di Baviera il 24 dicembre 1837, quarta di dieci figli, da Ludovica di Baviera e Massimiliano Giuseppe di Baviera, entrambi appartenenti alla famiglia Wittelsbach.

Malgrado un padre assente, Elisabetta trascorse un’infanzia serena, tra il palazzo di famiglia di Monaco e la residenza estiva di Possenhofen.

Nell’estate 1853 la ragazza decise di sposare l’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria, suo cugino di primo grado.

Il contratto nuziale fu firmato nel marzo del 1854, con una dote stabilita in 50mila fiorini pagati dal padre della sposa e in 100mila fiorini pagati dall’imperatore e ad aprile a Vienna nella Chiesa degli

Agostiniani si celebrò lo sfarzoso matrimonio.

I primi anni a corte furono molto impegnativi, i rigidi cerimoniali cui Elisabetta fu sottoposta e la lontananza dai suoi affetti, provocarono continui stati di ansia.

Nonostante ciò, nel marzo 1855 nacque Sofia, così chiamata in onore della nonna e un anno dopo Gisella.

Tra il 1856 e il 1857 Elisabetta e il marito viaggiarono in Italia, e Sissi capì come l’impero non fosse ben accetto da tutti i popoli, e che il regime militaristico messo in atto dall’Austria aveva portato gli Italiani a odiare gli Asburgo, come anche in Ungheria, dove la piccola Sofia si ammalò e morì il 19 maggio del 1857.

Elisabetta fu sconvolta dall’avvenimento, e una volta tornata in Austria rifiutò qualsiasi apparizione pubblica. Poi affidò Gisella all’educazione di nonna Sofia, considerandosi colpevole della morte dell’altra figlia.

L’anno successivo divenne mamma di Rodolfo, principe ereditario dell’impero, dopo un parto che le lasciò per mesi una salute cagionevole.

Nel frattempo, dopo la sconfitta subita dall’esercito austriaco nella battaglia di Magenta, Francesco Giuseppe lasciò Vienna e si sposta in Italia per guidare l’esercito, cosi Elisabetta cadde in uno stato di tremenda disperazione e chiese di poter raggiungerlo ma non ebbe il permesso.

Alla crisi politica si accompagnò una crisi personale, con i rapporti tra l’imperatrice e il marito sempre più difficili a causa dei contrasti con la suocera Sofia e alle notizie sull’infedeltà di Francesco Giuseppe.

A luglio 1860 Elisabetta, con la figlia Gisella, lasciò la corte di Vienna e si mise in viaggio verso Possenhofen, tornò poi a corte un mese dopo, in occasione del compleanno del marito.

La sua salute precaria a ottobre la provocò un tracollo e, per allontanarsi dalla corte e guarire, l’imperatrice si trasferì nell’arcipelago portoghese di Madeira.

Nel 1868 Elisabetta diede alla luce Maria Valeria, la sua ultima figlia, a Budapest e si occupò della sua educazione della nuova arrivata in prima persona, a differenza dei primi tre figli.

Negli anni Settanta e Ottanta, l’imperatrice ignorò gli impegni di corte e passò il tempo a curarsi, per conservare il proprio aspetto fisico e la propria bellezza, poi nel 1889 il suicidio di Rodolfo, con l’amante Maria Vetsera, la portò a una nuova crisi, che la spinse viaggiare in tutta Europa, sempre in lutto e vittima di esaurimenti nervosi.

Elisabetta di Baviera fu assassinata il 10 settembre 1898 quando, mentre stava per imbarcarsi, a Ginevra, verso la frazione di Montreux Territer, Luigi Lucheni, un anarchico italiano, la pugnalò al petto con un colpo diretto, dopo aver nascosto una lima in un mazzo di fiori.

Mentre l’attentatore veniva bloccato da quattro passanti, l’imperatrice si accasciò a terra in seguito al colpo, ma, non sentendo alcun dolore, riprese a camminare verso il battello in partenza poi, arrivata sull’imbarcazione, svenne tra le braccia della contessa Stàray e riportata in albergo, mori senza riprendere conoscenza, per un’emorragia interna.

L’imperatrice venne sepolta nella Cripta Imperiale a Vienna e al suo fianco ci sono, ancora oggi, le tombe del marito e del figlio.

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