Ma è vero che… L’ora legale fa male al cuore?

Ma è vero che… L’ora legale fa male al cuore?

30 Marzo 2019 0 Di Redazione

Nei giorni successivi all’introduzione dell’ora legale si verifica un aumento del 10% del rischio di avere un infarto.

La notizia data da molti media alcuni anni fa rilanciava le parole del professor Martin Young, della divisione di malattie cardiovascolari dell’università della Alabama, autore di diversi studi sulla relazione tra i disturbi cardiovascolari e i ritmi circadiani .

La domenica mattina del cambio di orario non richiederebbe un brusco cambiamento di programma ma, avvertiva il professore, i picchi di rischio di attacco cardiaco si verificano lunedì quando la maggior parte delle persone si alza prima per andare al lavoro.

A conforto di questa affermazione molti articoli aggiungevano un particolare non trascurabile: il rischio si riduce nella stessa misura in ottobre, quando le lancette tornano indietro. Ma cosa c’è di vero nelle tante notizie allarmanti che riguardano l’ora legale?

Dobbiamo dunque preoccuparci, Dottore?

Per tranquillizzarci potrebbe essere sufficiente ascoltare altre parole dello stesso ricercatore prima citato, Martin Young: “Perché accada questo aumento dei casi di infarto miocardico non è noto con esattezza: potrebbe dipendere da una deprivazione del sonno, dall’orologio circadiano del corpo e dalle risposte immunitarie”.

Uhm… tutte cose molto poco definite e difficili da mettere a fuoco.

Quindi si tratta di supposizioni?

Intendiamoci: è una questione a lungo studiata e i risultati sono stati pubblicati anche su riviste prestigiose, anche se in forma di Lettera come nel caso del New England Journal of Medicine.

Di sicuro, nei giorni immediatamente successivi all’introduzione dell’ora legale dormiamo un po’ di meno e non sembra essere d’aiuto far coincidere la regolazione degli orologi col fine settimana, perché sono questi i giorni in cui andiamo a letto più tardi.

Questo potrebbe spiegare l’aumento del rischio evidenziato da studi di popolazione di notevole portata e quindi dei quali potremmo, in linea di principio, fidarci. Va considerato, però, che a rischiare di più sono le persone che già hanno sofferto in precedenza di malattie cardiache.

Tutti gli studi danno gli stessi preoccupanti risultati?

Ecco, veniamo al punto: non tutti gli studi danno risultati analoghi. Per esempio, in alcuni casi sembra siano le donne a soffrire maggiormente l’introduzione dell’ora legale mentre altre ricerche ci dicono il contrario.

E altre ancora, invece, non solo non evidenziano rischi specifici legati al genere, ma addirittura non mettono in luce alcun aumento di casi di malattie cardiovascolari.

Una chiave di lettura interessante è quella offerta da un gruppo di ricercatori italiani dell’università di Ferrara che da tempo studiano l’argomento: “In primavera, quando la temperatura aumenta, le persone trascorrono più tempo all’aria aperta e quelle a rischio possono subire le maggiori conseguenze.

Pertanto, non può essere escluso che il rischio cardiovascolare osservato il lunedì dopo l’introduzione dell’ora legale sia attribuibile all’esposizione anticipata all’ambiente esterno. In questa condizione, la percezione termica delle persone potrebbe essere particolarmente maggiore nelle persone che si espongono all’aperto con un abbigliamento non appropriato.

L’importanza dell’abbigliamento può essere particolarmente rilevante per le famiglie a basso reddito e altre persone economicamente vulnerabili che sono esposte in misura maggiore alle basse temperature”.

Se possiamo imparare qualcosa dalle notizie che invariabilmente tornano ad allietare l’introduzione dell’ora legale è proprio questa: informarsi sempre in maniera completa e, soprattutto, considerare quali fattori possono “confondere” i risultati degli studi che vengono pubblicizzati su internet e sui giornali.

Qualche consiglio, Dottore?

Proviamo ad andare a dormire un po’ prima nei giorni successivi all’introduzione dell’ora legale e, soprattutto, non facciamoci prendere dall’entusiasmo dalla luce della primavera ormai arrivata e  vestiamoci in maniera adeguata.

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

Bibliografia

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  2. Janszky I, Ljung R. Shifts to and from daylight saving time and incidence of myocardial infarction. New England Journal of Medicine 2008; 359: 1966-8.
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