Vercelli: dall’anfiteatro romano ai capolavori dei maestri del rinascimento piemontese

Vercelli: dall’anfiteatro romano ai capolavori dei maestri del rinascimento piemontese

9 Marzo 2021 0 Di Riccardo Alessandro Reina
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Ricordata persino dallo storico latino Tacito, Vercellae era già in epoca romana un importante insediamento nonché firmissima Municipia.

La privilegiata posizione geografica e strategica permette a Vercelli di fiorire a livello commerciale e artistico per tutto il Medioevo, quando diventa libero Comune e sede, dal 1228, del cosiddetto Studium, prima università cisalpina. 

Fiore all’occhiello della sua forza commerciale è senza dubbio la coltivazione del riso, diventando rapidamente centro di produzione non solo italiano ma anche europeo di questo alimento.

Contemporaneamente la città si attesta come uno dei centri culturali più importanti del Piemonte rinascimentale. Il riso è anche, ovviamente, l’elemento protagonista del piatto tipico di questo territorio, la tradizionale panissa alla vercellese.

Ancora oggi, grazie al riso, al passaggio della via Francigena e alla presenza, dentro e fuori dal suo grazioso centro storico, di alcune emergenze architettoniche e artistiche di particolare prestigio nonché di una ricchissima offerta museale, Vercelli è senza dubbio una meta ideale, e per niente scontata, di un indimenticabile weekend.

Scoprire Vercelli: piazze, palazzi e torri medievali

Cuore del centro storico è la bella piazza Cavour, d’impronta chiaramente medievale quando era conosciuta come piazza Maggiore, con il suo manto di ciottoli percorsi da alcune inconfondibili piste di lastroni dalla superficie uniforme, che nei secoli passati avevano modo di facilitare il transito delle carrozze sulla piazza.

Al centro della piazza, di forma trapezoidale cinta dai caratteristici portici si eleva il monumento a Camillo Benso conte di Cavour, grande promotore della coltivazione del riso nel vercellese. Al di sopra di essa spicca invece la torre ottagonale dell’Angelo, completata tra il XIV e il XV secolo, uno dei simboli della città.

Tra le altre torri degne di nota che contribuiscono ad arricchire il magico profilo di Vercelli, alto sull’uniforme territorio fatto di campi e risaie, specchi d’acqua che all’alba e al tramonto il sole è capace di tingere di sfumature multicolori, si segnalano la duecentesca torre Comunale, oggi detta anche torre di Città, sede dell’archivio Comunale e parte integrante dell’antico Broletto o Arengario cittadino, il porticato sottostante il trecentesco palazzo Comunale o palazzo Vecchio, sotto le cui volte il popolo, ai tempi del libero Comune, si radunava.

Dai portici del Broletto si raggiunge la bella piazza di Palazzo Vecchio, anticamente chiamata anche piazza dei Pesci, ancora oggi rivestita in cotto rossiccio.

Alle spalle della torre di città con una breve passeggiata si raggiunge il possente mastio che costituiva il cuore del castello Visconteo di Vercelli (1290), oggi sede del Tribunale, e piazza Sant’Eusebio, detta anche piazza del Duomo, rappresenta in realtà un elegante polmone verde cittadino, che con le sue piante secolari si sviluppa proprio di fronte alla basilica omonima, principale luogo di culto della città.

Alcune torri cittadine sono state erette dalle famiglie patrizie di Vercelli al di sopra dei loro lussuosi palazzi, a dimostrazione della propria ricchezza.

La torre dei Vialardi per esempio, costruita dopo il 1204, presenta ancora oggi le originali decorazioni in cotto, mentre la torre dei Tizzoni (XV secolo) sovrasta l’omonimo palazzo, nel cui salone sito al piano inferiore fa bella mostra di sé un pregevole ciclo di affreschi attribuiti a Guglielmo Caccia detto il Moncalvo con Gli Dei e le Muse del Parnaso (1605).

Torre dei Centori si erge al di sopra dell’omonimo palazzo cinquecentesco, considerato il più alto esempio di architettura civile rinascimentale della città. All’interno si deve assolutamente ammirare lo splendido cortile, unico in tutto il Piemonte a conservare ancora oggi l’originale stile bramantesco.

A metà strada tra la stazione cittadina e il centro storico, oltre un elegante porticato è custodito infine il salone Dugentesco (1223), l’antico ospitale medievale adibito all’accoglienza dei pellegrini in viaggio lungo la via Francigena e oggi splendida cornice per eventi culturali e musicali.

Scoprire le chiese di Vercelli: dal Duomo alla Sinagoga

Scopriamo ora il patrimonio architettonico rappresentato dalle straordinarie chiese di Vercelli, anch’esse testimonianza della fioritura culturale e commerciale che ha caratterizzato la città per gran parte della sua storia.

Bisogna di certo partire dal Duomo di Sant’Eusebio, un’imponente cattedrale neoclassica completata in un lungo arco di tempo, dalla fine del IV secolo d.C. fino al 1860, anno in cui è stata innalzata definitivamente la sua meravigliosa cupola. Dedicato e costruito nei pressi del luogo in cui è stato sepolto Sant’Eusebio, primo vescovo e patrono di Vercelli, nel 371 a.C., l’edificio è oggi preceduto da un elegante atrio, sempre in stile neoclassico, disegnato dall’architetto Benedetto Alfieri (1699-1767).

All’interno spiccano senza dubbio, tra altre numerose opere d’arte, l’eclettica cappella di Sant’Eusebio (1805) in stile rinascimentale, la cappella barocca dedicata al beato Amedeo IX di Savoia, la curiosa statua della Madonna popolarmente detta dello Schiaffo per la macchia che la Vergine presenta sulla guancia destra, e infine il massiccio Crocifisso Ottoniano (X secolo), in lamine d’oro e d’argento sbalzato, senza dubbio il più grande ed elaborato dei quattro crocifissi appartenenti a quest’epoca.

Altro simbolo religioso di Vercelli è senza dubbio quello rappresentato dall’abbazia di Sant’Andrea, con il suo chiostro rinascimentale riccamente decorato, la tomba del primo abate Tommaso Gallo con affreschi originali del XIV secolo e l’annessa basilica di Sant’Andrea (1219-1227), considerata tra i più alti esempi di gotico d’oltralpe ancora oggi esistenti in Italia.

La facciata combina armoniosamente il puro gotico con lo stile romanico lombardo, mentre l’interno è monumentale ma piuttosto spoglio, come vuole la tradizione gotica, tutta giocata sullo slancio in verticale delle architetture.

La chiesa di San Cristoforo (1515) è invece da menzionare perché al suo interno custodisce alcuni capolavori di Gaudenzio Ferrari (1480 ca.-1546), massimo esponente della pittura rinascimentale piemontese.

Dell’autore qui si possono ammirare la splendida pala d’altare con la Madonna degli Aranci e un ciclo di affreschi raffigurante le Storie di Maria Maddalena, le Storie di Maria Vergine, una Crocifissione e l’Assunzione della Vergine.

All’interno delle chiese di San Giuliano e di San Paolo (1260) si possono ammirare alcuni pregevoli affreschi di Bernardino Lanino (1512-1578), mentre la chiesa di San Bernardo è la più antica della città, eretta originariamente nella seconda metà del XII secolo e poi ampliata in stile neoromanico nel 1896.

La barocca chiesa di Santa Chiara (1754) oggi è invece adibita a spazio espositivo, mentre l’annesso complesso monastico ospita il museo Archeologico della città di Vercelli (MAC).

La ricchezza commerciale che ha caratterizzato Vercelli nel Medioevo ha permesso infine la nascita di una solida e radicata comunità ebraica, attestata sin dal 1446. Ricchezza non solo economica quindi, ma anche multiculturale, ancora oggi esistente e preziosa.

Nell’area dell’antico ghetto, stretto tra piazza dei Pesci, palazzo Centori e palazzo dei Tizzoni, dal 1874 si trova il grandioso edificio della Sinagoga di Vercelli, costruita in stile moresco a partire dai disegni del vercellese Marco Treves, già ideatore della Sinagoga di Firenze, sulle fondamenta di un ben più piccolo oratorio risalente al 1740.

La facciata è impreziosita da bande bianche e azzurre di pietra arenaria, mente all’interno si rincorrono motivi geometrici movimentati dalla luce che filtra dalle belle vetrate policrome.

Scoprire i musei di Vercelli e l’anfiteatro romano

Il museo Borgogna di Vercelli è la seconda pinacoteca del Piemonte, subito dopo la Galleria Sabauda di Torino.

Nasce nel 1907 dal testamento del filantropo vercellese Francesco Borgogna e ne raccoglie la vasta collezione personale di dipinti e sculture di arte italiana, a partire da quella piemontese, ed europea che coprono i secoli compresi tra il XV secolo e il XX secolo.

Tra le opere esposte vanno ricordate senza dubbio la Deposizione dalla Croce di Gaudenzio Ferrari, il Polittico di Bianzè di Defendente Ferrari, l’Adorazione del Bambino di Gerolamo Giovenone, la Madonna col Bambino e San Giovannino di Bernardino Luini, una Sacra Conversazione attribuita a Palma il Vecchio e infine una preziosa copia autografa della Deposizione di Tiziano Vecellio.

Il museo Leone invece nasce nel 1910 presso l’elegante e cinquecentesca casa Alciati, poi annessa ad altre attrazioni barocche del vercellese quali Palazzo Langosco, in seguito al lascito testamentario di un altro illustre personaggio vercellese, il collezionista e storico locale Camillo Leone (1830-1907).

Nel corso della sua vista Leone raccolse una vasta collezione di incredibili reperti archeologici tra i quali si ricordano il cofanetto medievale appartenuto al cardinal Guala Bicheri, i mosaici provenienti dell’antica cattedrale cittadina di Santa Maria Maggiore e un’antica stele celto-latina.

Il museo del Tesoro del Duomo di Vercelli è invece considerato uno dei più importanti del nord Italia, mentre l’adiacente biblioteca Capitolare conserva due manoscritti unici: il Vercelli Book (X secolo), uno dei più antichi codici in lingua anglosassone del mondo, e il Codex Vercellensis (IV secolo), la prima traduzione in latino dei vangeli greci, attribuita allo stesso patrono di Vercelli, Sant’Eusebio.

Il moderno museo Archeologico Città di Vercelli (MAC) intitolato all’archeologo locale Luigi Bruzza espone invece oltre 600 reperti che attestano il periodo in cui Vercellae divenne municipium romano a tutti glie effetti.

Tra gli altri musei di Vercelli si segnalano poi il museo della Farmacia Picciòla, circa 2000 oggetti che raccontano duecento anni di storia di questa storica farmacia triestina, il museo del teatro Civico, il museo Metrico e il moderno polo espositivo ARCA-Arte Vercelli, la cui innovativo struttura in vetro permette un’interessante fusione con gli ambienti medievali dell’ex chiesa di San Marco, in parte ancora abbelliti dagli originali affreschi risalenti alla seconda metà del Duecento.

A concludere la straordinaria offerta storico-artistica di Vercelli non si possono che menzionare i resti, parzialmente inglobati nella successiva urbanizzazione, dell’anfiteatro Romano dell’antica Vercellae, una struttura risalente al I-II secolo d.C., a pianta ellittica, il cui diametro sembrerebbe superiore a quello di Verona.

FONTE: SiViaggia

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