• 2 Dicembre 2022 06:10

PR NEWS

Ogni giorno notizie da tutto il Mondo su: auto, arte e cultura, design, moda, tv e video, fotografia, salute e ambiente, tecnologia, stile di vita, nautica, eventi e molto altro

Vincenzo Bellini, dalla Sicilia al Lago di Como

DiPaola Montonati

Nov 3, 2020
Condividi se ti piace

Un grande musicista dell’inizio dell’Ottocento, che contribuì a dare una nuova impronta alla musica classica…

Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini nacque a Catania il 3 novembre 1801 e studiò musica prima nella sua città natale poi a Napoli.

Tra i suoi maestri c’era Nicola Antonio Zingarelli, che lo indirizzò verso lo studio dei classici e il calabrese Francesco Florimo, con cui ebbe una profonda e duratura amicizia.

Bellini poi lavorò alle sue prime composizioni, con opere di musica sacra, alcune sinfonie e alcune arie per voce e orchestra, tra cui la celebre Dolente immagine, nota per gli adattamenti per voce e pianoforte.

Presentò nel 1825 al teatrino del conservatorio di Napoli Adelson e Salvini, sua prima opera, come il lavoro finale del corso di composizione e un anno dopo con Bianca e Fernando, arrivò il primo grande successo, anche se, per non mancare di rispetto al principe Ferdinando di Borbone, l’opera andò in scena al teatro San Carlo di Napoli con il titolo modificato in Bianca e Gernando.

Nel 1827 gli fu commissionata un’opera da rappresentare al Teatro alla Scala di Milano cosi Bellini lasciò Napoli.

In quel periodo rinunciò anche all’amore di Maddalena Fumaroli, che non aveva potuto sposare a causa dell’opposizione del padre.

A Milano andarono in scena Il pirata (1827) e La straniera (1829) ottenendo clamorosi successi, al punto che nelle pagine della stampa milanese dell’epoca si notava come Bellini fosse l’unico operista italiano con uno stile personale che poteva tener testa a quello della superstar Gioacchino Rossini.

Nel 1829 Zaira, rappresentata a Parma, ebbe invece meno fortuna e delle opere successive le più riuscite sono quelle scritte per Milano, come La sonnambula (1831), Norma (1831) e I puritani (1835).

Nello stesso periodo compose anche due opere per La Fenice di Venezia, I Capuleti e i Montecchi (1830), per i quali adattò parte della musica scritta per Zaira, e la poco nota Beatrice di Tenda (1833).

Intanto Bellini frequentò i salotti milanesi, dove intrecciò legami con i Passalacqua e dove ebbe modo di conoscere Giuditta Cantù, moglie di Ferdinando Turina, con cui iniziò una passionale storia d’amore, destinata a prolungarsi anche sulle rive del Lario.

Infatti i Cantù e i Turina erano assidui frequentatori di villa Passalacqua, vicino cui decisero di affittare, nel 1829, villa Salterio, affacciata sul lago e protetta da un grande giardino, ben riconoscibile per il timpano a decorazioni neoclassiche.

Qui Giuditta trascorse lunghi soggiorni mentre continuava la relazione con Bellini, che componeva le più celebri arie di La Sonnambula, grazie al sodalizio con la sua interprete preferita, Giuditta Pasta, che risiedeva in una villa a Blevio, sull’altra sponda del lago.

Le opere di Bellini sono caratterizzate da una stretta adesione alle norme classiche, e si presentano quindi strutturate secondo le tipiche forme, con recitativi e arie, del melodramma settecentesco.

Ma il musicista seppe muoversi con estrema disinvoltura, esprimendo una sensibilità romantica soprattutto nella vena melodica dove, più che l’approfondimento della psicologia dei vari personaggi, approfondiva l’atmosfera della scena.

La svolta decisiva della carriera di Bellini avvenne con il suo trasferimento a Parigi, dove conobbe alcuni dei più grandi compositori d’Europa, come Fryderyk Chopin, e il suo linguaggio musicale dell’italiano si arricchì di colori e soluzioni nuove.

Ormai pronto per comporre un’opera in francese per il Teatro dell’Opéra di Parigi, Vincenzo Bellini morì il 23 settembre 1835 a soli trentatré anni, per un’infezione intestinale probabilmente contratta qualche anno prima.

Il compositore fu sepolto accanto a Chopin e a Cherubini nel cimitero di Père Lachaise, dove la salma rimase per oltre quarant’anni, fino al 1876, quando fu trasferita nel Duomo di Catania.

Condividi se ti piace

Paola Montonati

Giornalista e blogger. Sognatrice, ama l’archeologia, la storia, l’arte, il cinema, la letteratura... e la racconta. Per qualsiasi informazione scrivere a: paola@personalreporter.it

Lascia un commento